OASI DI HUN

La storia di Hun fu un avvicendarsi di villaggi progressivamente inghiottiti dal deserto, per questo viene chiamata la “città migrante”.
Nonostante si ignori l’epoca precisa di fondazione di Izkan (la cosiddetta “prima Hun”), di certo si sa che l’insediamento scomparve cinque secoli fa, forse per un terremoto, un’alluvione o una pestilenza, in ogni caso per una causa improvvisa.

In epoca turca fu costruita la “seconda Hun”, che rimase salda per trecentocinquanta anni, finché non fu abbandonata a causa delle tempeste di sabbia che erodevano implacabilmente i muri delle case.
Intorno a metà Ottocento gli abitanti inviarono una missiva alle autorità ottomane per ottenere il permesso di costruire una nuova città. Fu così che sorse la “terza Hun” che, a differenza della struttura concentrica dei villaggi più antichi e di origine berbera (Waddan, Sokna e Zellah), aveva il carattere quadrangolare tipico delle costruzioni arabe. Negli anni Settanta anche la “terza Hun” fu abbandonata alle intemperie in favore di abitazioni dotate dei confort più moderni (come il bagno interno) e oggi la “città vecchia” rimane lo sfondo suggestivo di esposizioni di artigianato locale.
L’area dove originariamente sorgeva la “seconda Hun”, invece, si è trasformata nello scenario preferito per pic nic fra le dune, con vista sul marabout (un luogo di culto popolare sviluppatosi attorno alla tomba di un personaggio pio) e il tramonto.